“Una doggy bag, per favore.” In Francia è legge dal 2016.

“Una doggy bag, per favore.” In Francia è legge dal 2016.

Se quando consumiamo i pasti nell’intimità di casa nostra possiamo tranquillamente decidere di conservare eventuali avanzi per i giorni successivi, piuttosto che per sfamare i nostri animali domestici, quando pranziamo al ristorante questo non è possibile.

Anche se in alcune località del Bel Paese esiste l’abitudine di portare a casa gli avanzi del ristorante, generalmente le pietanze non terminate finiscono, purtroppo, completamente sprecate.

Fortunatamente gli enti preposti ad occuparsi del problema dello spreco alimentare sembra abbiano compreso l’importanza di cambiare alcune brutte abitudini, trasformandole in comportamenti coscienziosi e atteggiamenti eco solidali.

Stiamo parlando dell’obbligo da parte dei ristoratori di offrire ai propri clienti la cosiddetta doggy bag; tale obbligo, per ora vigente soltanto in Francia a partire dall’inizio del 2016, sembra arriverà presto anche in altri paesi europei.

Si tratta di un vera e propria legge contro lo spreco di cibo, un problema che sembra non trovare mai alcuna soluzione; nonostante il fatto che nel mondo si produca una quantità di cibo più che sufficiente per sfamare tutti i suoi abitanti, la fame resta la maggiore pianga della nostra società.

La nuova legge prevede che vengano obbligati ad offrire la doggy bag ai propri clienti tutti i ristoranti che contano più di 180 coperti.

Ma cos’è la doggy dog?

 Letteralmente è la “borsa del cagnolino”; quella che a Milano chiameremo schiscetta, ovvero un contenitore per portare a casa i propri avanzi del pasto, evitando così lo spreco sia di denaro che di cibo.

Anche se un’indagine territoriale condotta nel 2014 rivela che oltre i ¾ della popolazione francese sia a favore della doggy bag, sembra però che il 70% di essi non la richieda mai al ristoratore.

L’idea della doggy bag nasce dall’intenzione, assolutamente degna e coscienziosa, da parte del governo francese di ridurre la quantità di cibo che ogni anno finisce nella spazzatura: oltre sette milioni di tonnellate.

Considerato anche il fatto, altrettanto gravoso, che Oltralpe 3,5 milioni di persone si sfamano unicamente grazie ai pasti gratuiti distribuiti dalle organizzazioni benefiche, l’obbligo della doggy bag acquista un ulteriore significato.

Sin dai tempi antichi, sprecare cibo era considerato quantomeno scortese e sembra che gli antichi romani avessero introdotto una pratica del tutto simile a quella della nostra doggy bag.

Già nel 6° secolo, infatti, coloro che consumavano cibo fuori casa erano soliti avvolgere gli avanzi in fazzoletti o lembi stoffa puliti per portarli a casa; con il passare del tempo la pratica si evolse e si cominciò a dare gli avanzi prima ai cuochi, poi ai domestici e infine ai mendicanti, ridistribuendo, quindi, il cibo avanzato in modo solidale ed ecologico.

Negli Stati Uniti il fenomeno doggy bag è molto comune ed esiste sin dagli anni ’40 quando, a causa della guerra, la scarsità di cibo era un problema quotidiano e coloro che possedevano un animale domestico venivano esortati a nutrirlo esclusivamente con gli avanzi.

Durante gli anni ’70 la doggy bag divenne una pratica ancora più popolare grazie all’enorme successo delle catene di fast food; ad oggi, negli USA, si considera molto più educato chiedere se si può portar via il cibo avanzato piuttosto che lasciarlo nel piatto.

Anche se più reticenti, gli inglesi seguono l’esempio americano; forse complici le 14mila tonnellate di cibo sprecato ogni anno nel Regno Unito.

In Inghilterra richiedere la doggy dog è assolutamente legale, anche se, come rivela la Sustainable Restaurant Association, ovvero l’Associazione Ristoratori Sostenibili, ben ¼ dei clienti trova imbarazzante richiederla e oltre il 20% sostiene che tale pratica sia poco sicura dal punto di vista igienico.

In molti paesi, quali la Cina, l’India, la Malesia, le Filippine e il Sudafrica quella della doggy bag è una pratica comune in tutti i ristoranti, compresi quelli di lusso dove si utilizzano contenitori sofisticati.

In Europa, pur non essendo illegale, è ancora molto raro che un cliente richieda al ristoratore la doggy bag; sembra si tratti in primis di un fatto culturale: gli chef non sembrano affatto felici di sapere che i loro piatti vengano messi in un contenitore e riscaldati il giorno dopo, e i ristoratori affermano che il cibo servito viene preparato per essere consumato sul posto e che le porzioni sono perfettamente adeguate, non XXL come quelle servite negli USA.

Di conseguenza a tale atteggiamento i clienti non si sentono a proprio agio nel richiedere la doggy bag.

Nonostante tutto, sembra che anche gli europei si stiano avvicinando alla pratica della doggy bag e, cosa ancor più importante, stiano cominciando a prendere coscienza del fatto che lo spreco di cibo vada combattuto con serietà ed impegno quotidiano.

Al fine di aiutare lo sviluppo di una mentalità ecologica e sostenibile e di promuovere l’abitudine all’uso della doggy bag, in tutto il continente si assiste alla nascita di un numero sempre crescente di campagne informative pro doggy bag.

 

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