Targa e bollo anche per le biciclette? Un emendamento contro la mobilità sostenibile

Targa e bollo anche per le biciclette? Un emendamento contro la mobilità sostenibile

Si chiama mobilità sostenibile ed è un comportamento a favore dell’ambiente, un modo di circolare “verde”; l’uso della bicicletta così come quello dei mezzi pubblici, quando possibile, rappresenta forse l’unica reale soluzione ai problemi d’inquinamento causati dalle emissioni di CO2.

Il 2016 è iniziato in molte città con il blocco delle auto; complici le scarse precipitazioni degli ultimi mesi il livello delle polveri sottili ha raggiunto una soglia a dir poco preoccupante, a nulla però sono bastati tali provvedimenti.

Alla preoccupazione in merito alla situazione dell’aria, specialmente nelle grandi città, sembra si debba aggiungere un’altra amara novità: tutti i proprietari di biciclette potrebbero dover apporre una targa sul mezzo ed essere obbligati a pagare un bollo.

Tale proposta, destinata ad incontrare lo scontento generale e soprattutto quello di coloro che utilizzano la bicicletta in alternativa all’auto, fa parte di un emendamento della riforma del Codice della Strada ed è stata presentata da Marco Filippi, senatore del Pd.

Sembra assurdo pensare che l’uso di un mezzo di trasporto totalmente privo di svantaggi sia per la società che per l’ambiente debba risentire di una tale riforma; assurdo pensare di ostacolare l’uso delle biciclette proprio in un momento tanto delicato dal punto di vista dell’inquinamento ambientale derivato dalle emissioni nocive delle auto.

Tale provvedimento propone una nuova classificazione delle biciclette a carico esclusivo dei proprietari, senza oneri per lo Stato; i proprietari di una bici dovrebbero, quindi, pagare una tassa sulla detenzione del mezzo, proprio come accade per le auto.

Così si legge nell’emendamento 2.13, dove al legislatore viene chiesto di modificare il disegno di legge 1638: “Individuando criteri e modalità d’identificazione delle biciclette stesse nel sistema informativo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali e il personale.”

La preoccupazione per tale proposta, nonché l’indignazione di coloro che credono, a ragion veduta, nella mobilità sostenibile, si è fatta subito sentire; per prima è stata l’associazione Salvaiciclisti Roma che ha lanciato una campagna di protesta per chiedere al Senatore Filippi il ritiro di tale emendamento al fine di non minare la diffusione delle due ruote.

A tale richiesta l’esponente del Pd risponde difendendosi dall’accusa di voler ostacolare la circolazione sulle due ruote; afferma, infatti, che la proposta non è stata fatta per contrastare la mobilità sostenibile ma unicamente per combattere l’abusivismo commerciale, e a tal proposito cita il caso della consegna a domicilio di prodotti alimentari fatta appunto utilizzando le biciclette e quello dei risciò per turisti.

Peccato però che, come fanno subito notare gli attivisti, nell’emendamento non si faccia alcun riferimento né ai risciò né, tanto meno, alle bici usate per le consegne a domicilio; si parla infatti unicamente e solo genericamente di biciclette.

L’associazione ha presto attivato una protesta via Twitter (hashtag #LaBiciNonSiTocca), invitando tutti i possessori di biciclette a chiedere a gran voce l’immediato ritiro dell’assurdo e discusso emendamento.

In una nota l’Associazione ha dichiarato battaglia aperta, criticando aspramente il provvedimento:

Passato il momento della a nostro parere giustissima indignazione per un atto inutile, contrario alla logica e soprattutto in grado di azzoppare per anni la già malferma crescita ciclistica del nostro Paese, ultimo in Europa insieme alla diversamente problematica Grecia, chiediamo e non smetteremo di farlo al senatore Marco Filippi di ritirare l’emendamento.

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