Shopper di plastica: più della metà sono fuori legge

Shopper di plastica: più della metà sono fuori legge

L’indagine di Legambiente, denominata “Sacchetti Illegali”, è stata condotta per valutare l’effettivo rispetto della legge sui sacchetti di plastica (legge 28 del 24 marzo 2012), la quale sancisce l’assolto divieto di utilizzare shopper non compostabili.

I risultati sono davvero allarmanti: oltre il 54% dei sacchetti analizzati risulta fuori norma; su un totale di 37 buste prelevate in 7 regioni 20 sono risultate illegali.

Le regioni nelle quali sono stati prelevati gli shopper non conformi alla legge sono: Basilicata (con 6 sacchetti non conformi), Campania (7 sacchetti non conformi), Calabria (3 sacchetti), Puglia (3) e Lazio (1). Le uniche regioni nelle quali gli shopper sono risultati legali sono state le Lombardia e il Veneto.

Sulla base dei 20 sacchetti risultati fuori norma è stata stilata anche una classifica in base ai punti vendita, dalla quale risultano i seguenti dati: Sigma (5 sacchetti non conformi), Crai, Eurospin e Sisa (2 sacchetti non conformi), A&O (3 sacchetti non conformi), Conad, Despar/Eurospar, Eurocisette, Imagross, M.A. Supermercati/Gros, Maxisidis/Intersidis (1 sacchetto non conforme).

Questo il commento del Vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani: “Il bando sui sacchetti di plastica è in vigore da anni, la norma è molto chiara e le multe previste dallo scorso mese di agosto sono salate. È arrivato il momento di far rispettare una legge che permette di ridurre l’inquinamento da plastica.”.

Ciafani ha sottolineato anche il fatto che i pessimi risultati dell’indagine sarebbero stati ancora più negativi se fossero state condotte verifiche anche sui piccoli esercizi commerciali e sui mercati rionali, piuttosto che sul sistema di vendita on-line.

Marco Versari, Presidente di Assobioplastiche, pone l’attenzione su altri dati davvero significativi riguardanti l’importanza della gestione e del corretto smaltimento delle materie plastiche, sottolineando l’importanza del rispetto della legge sugli shopper monouso che, se applicata con serietà, consentirebbe: una riduzione dell’inquinamento da plastica, il miglioramento dell’intero sistema di raccolta differenziata e il generare di progetti industriali nel settore della bio-economia con importanti ricadute occupazionali.

 

Gli shopper distribuiti dai punti vendita per essere a norma di legge devono riportare la scritta “biodegradabile e compostabile“, nonché la sigla dello standard europeo “UNI EN 13432:2002” e il marchio di un ente certificatore per la tutela del consumatore come soggetto terzo, di cui i più diffusi sono: Cic, Din Certco e Vincotte.

Come, infine, ha dichiarato Francesco Ferrante, Vicepresidente di Kyoto Club, organizzazione non profit impegnata nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra, la cosiddetta chimica verde può davvero portare innovazione e contribuire significativamente ad un maggior rispetto dell’ambiente e per questo occorre che le forze dell’ordine e la magistratura facciano rispettare le leggi.

I dati allarmanti emersi da questa indagine fanno riflettere sullo stato della questione ambientale nel nostro Paese e dovrebbero spingerci verso lo sviluppo di una mentalità eco-solidale, prima che sia troppo tardi.

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