Perché non sprecare i farmaci: antibiotici inutili a causa dell’uso compulsivo

Perché non sprecare i farmaci: antibiotici inutili a causa dell’uso compulsivo

Sembra che la nostra società stia attraversando un periodo di involuzione: l’uomo è in grado di inventare ciò che gli serve per vivere meglio e più lungo, ma non sa usare i mezzi da lui creati nel modo giusto; lo vediamo in molte delle creazioni di cui oggi ci avvaliamo per rendere la nostra esistenza più semplice, comoda e lunga.

Dalle auto, che dopo averci portato per decenni in ogni dove oggi ci stanno uccidendo inquinando l’aria che respiriamo, agli ormoni, utilizzati per far crescere più velocemente animali e vegetali, che avvelenano le carni e gli ortaggi di cui ci nutriamo con i conseguenti rischi per la nostra salute, sino ad arrivare ai farmaci, sostanze create dall’uomo per combattere le malattie, ma che al contrario rischiano di causare milioni di morti perché utilizzate ormai in maniera compulsiva.

Ad essere sotto accusa sono gli antibiotici, o meglio gli accusati sono coloro che li utilizzano con superficialità, complici le indicazioni altrettanto semplicistiche di molti medici e operatori del settore farmaceutico.

Si tratta di un vero e proprio allarme: gli antibiotici stanno diventano sempre più inefficaci e sembra che questa situazioni di abuso porterà ad oltre 10milioni di morti entri i prossimi decenni. Si chiama “resistenza agli antibiotici” ed è una condizione che si crea a causa di un utilizzo smoderato dei farmaci in questione, ma che riguarda in generale tutte le categorie farmacologiche.

Alla base di questo problema, che a oggi non può più essere sottovalutato, c’è ancora una volta lo spreco; l’uomo ha abusato e quindi sprecato tutte le risorse a lui concesse da madre natura nonché quelle da lui ideate, e gli effetti di tale comportamento sconsiderato sono ormai sotto gli occhi di tutti noi.

Utilizzandoli anche quando non è strettamente necessario e in molti casi anche senza ricetta medica, dato che si tratta spesso di farmaci da banco, siamo arrivati ad un punto di non ritorno; abbiamo reso queste sostanze, nate a scopo terapeutico, quasi completamente inutili.

Semplificando: l’uso compulsivo degli antibiotici rende l’organismo assuefatto, proprio come nel caso delle droghe, e quindi resistente all’antibiotico stesso.

Si parla di drammatiche previsioni; l’Organizzazione mondiale della Sanità afferma che a causa dell’inefficacia degli antibiotici potrebbero verificarsi oltre 10milini di morti entro il 2050.

Vista la situazione, le industrie farmaceutiche devono ora lavorare alla ricerca e allo sviluppo di nuovi prodotti che siano maggiormente resistenti ai comportamenti dei pazienti; una sorta di paradosso, anche in questo caso dovuto all’incuria e alla superficialità dell’uomo.

In aggiunta, ovviamente, tale sforzo richiede nuovi ed importanti investimenti: si parla di cifre comprese tra i 16 e i 37 miliardi di dollari, che andranno investiti nei prossimi dieci anni; una cifra molto alta che, a causa della totale mancanza di certezze in merito ai ritorni, le aziende farmaceutiche non hanno intenzione di spendere.

Da qui l’appello rivolto ai governi da parte di 85 tra le maggiori holding farmaceutiche a livello mondiale: servono fondi pubblici per la ricerca e per introdurre nel mercato nuovi prodotti antibiotici.

La domanda che sorge spontanea è: è giusto che siano i governi, peraltro già sovraccarichi di impegni per far quadrare i conti, a far fronte a tali investimenti oggi necessari unicamente a causa degli errati comportamenti dei consumatori?

Di contro, per fortuna, anche una buona notizia: è stato recentemente brevettato un nuovo test in grado di valutare, con una certezza dell’87%, l’effettiva necessità di utilizzare un antibiotico attraverso un semplice prelievo di sangue.

Al momento, come si legge sulla rivista New Scientist, questo test necessita di 10 ore di attesa per dare il risultato, ma le tempistiche saranno presto ridotte ad una sola ora.

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