Migrazioni e crisi ambientale: due realtà tristemente connesse

Migrazioni e crisi ambientale: due realtà tristemente connesse

Sono sempre più frequenti le notizie che riguardano i decessi in mare causati dalle traversate di milioni di migranti in tutto il mondo; il nostro Paese è tra i primi ad essere attivamente coinvolto in questa triste situazione che sembra non trovare mai una reale soluzione.

Guerre, persecuzioni politiche ed estrema povertà sono tra le cause conosciute di tale condizione; i dati raccolti dall’Oim (Organizzazione mondiale per le immigrazioni), che attestano 4.027 morti in mare dall’inizio del 2016, contando unicamente i migranti diretti verso l’Europa che rappresentano solo una parte di tutte le migrazioni in corso nel mondo.

Secondo gli ultimi dati solo il Mar Mediterraneo avrebbe inghiottito 3.120 migranti, circa il 26% in più rispetto al 2015; un triste aumento, che merita chiarimenti approfonditi ai fini di trovare soluzioni concrete a quello che rappresenta ad oggi uno dei problemi umani più rilevanti.

Il totale dei migranti che sono riusciti a raggiungere il nostro continente, calcolato sullo stesso periodo, è di ben 257.186; pur trattandosi di numeri altamente significativi rappresentano soltanto una parte delle migrazioni in corso in tutto il mondo.

Comprendere il fenomeno è l’unico modo per poterlo arginare, per capire le dinamiche che lo costituiscono e quelle che innesca progressivamente.

L’Associazione A Sud – CDCA (Centro Documentazione Conflitti Ambientali) ha stilato un rapporto denominato “Crisi ambientale e migrazioni forzate – l’ondata silenziosa oltre la fortezza Europa”, che offre un’analisi dettagliata di quelle che possono essere definite “migrazioni nascoste”.

Le cosiddette “ondate” di migranti, quelle di cui da sempre parla la retorica, nascondo verità più complesse di quelle che possono arrivare dal notiziario; i dati 2014-2015 stimano, infatti, un numero di rifugiati superiore ai 14 milioni, ospitati però in grandissima parte dai Paesi extraeuropei.

Esistono migrazioni forzate, di cui non si parla e che quindi vengono completamente ignorate, difficili da quantificare e non tutelate dai diritti internazionali; si parla di ben 40,8 milioni di sfollati interni.

Tra queste un gran numero è rappresentato da migrazioni dovute a disastri naturali, in alcuni casi causati dai cambiamenti climatici e quindi dalle condizioni di salute del nostro Pianeta; diversi fattori interconnessi portano ad un aumento del numero di migranti in tutto il mondo ed è indispensabile comprendere la situazione in ogni sua sfaccettatura per poter tentare una soluzione al problema.

Come precisa A Sud: “La migrazioni ambientali sono in gran parte migrazioni interne ed è qui che dobbiamo cercare numeri, cause e responsabilità. Nel 2015, guerre, violenze e disastri naturali hanno prodotto 27,8 milioni di sfollati interni nel mondo. Di questi, 19,2 milioni per calamità naturali. Più del numero dei rifugiati in un anno. Le migrazioni interne sono quindi in buona parte migrazioni ambientali. Negli ultimi otto anni è stato registrato un totale di 203,4 milioni di sfollati interni collegati a disastri e calamità naturali. Tra le aree più colpite l’India (3,7 milioni di sfollati), la Cina (3,6 milioni) e il Nepal (2,6 milioni). A disastri e calamità naturali bisogna però aggiungere le migrazioni forzate per cause ambientali più direttamente connesse a fattori di origine antropica. Queste rimangono spesso off the grid ed estranee a statistiche generali perché difficili da quantificare e perché si tratta di migrazioni forzate dovute a più cause interagenti e a lenta insorgenza. Siccità e progetti di sviluppo, ad esempio, soprattutto dighe, progetti di sviluppo urbano e mega eventi, sono all’origine di decine di milioni di sfollati seppur diluiti nel tempo e interagendo con altre concause naturali o antropiche”.

Soltanto analizzando le dinamiche reali delle migrazioni ambientali sarà possibile far fronte alla ormai certa crescita del fenomeno nel prossimo futuro.

In definitiva lo stato di salute della Terra è causa di un crescente numero di sfollati, persone che vedono la loro terra diventare inabitabile a causa di danni ambientali dovuti alla presenza dell’uomo sul Pianeta.

Secondo le indagine dell’Onu circa il 90% delle catastrofi ambientali avvenute negli ultimi vent’anni sono strettamente connesse con cause climatiche; i cambiamenti climatici che si stanno lentamente ma inesorabilmente verificando da decenni potrebbero addirittura rendere “inabitabili per l’uomo” parte del Medio Oriente e del Nord Africa.

In queste zone del Pianeta si assisterà ad ondate di calore che quintuplicheranno in frequenza da ora sino al 2050 impattando, ovviamente, anche sul fenomeno migratorio.

Il cambiamento climatico sta stravolgendo anche l’ecosistema del nostro Paese; l’Italia del centro-nord, infatti, viene citata dalla Noaa (National oceanic and atmospheric administration) come zona soggetta a riscaldamento climatico molto accentuato.

È indispensabile investire nell’ecologia, riducendo l’impatto dell’uomo sull’ambiente per tentare una soluzione al problema dei cambiamenti climatici e di conseguenza a fenomeni di grave entità come quello migratorio.

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