L’Italia dell’eco-innovazione: 34 parchi scientifici tecnologici e più di 2.700 startup

L’Italia dell’eco-innovazione: 34 parchi scientifici tecnologici e più di 2.700 startup

I dati sulle startup del Belpaese parlano chiaro: dalle 1.227 contate nel 2013 alle 2.716 di oggi; una crescita davvero significativa che va, per fortuna, nella direzione dell’ecologia.

Dalle cialde per caffè ricaricabili al bike sharing, dall’app per trovare parcheggio grazie alla quale si possono eliminare inutili consumi di carburante agli shopper intelligenti in grado di migliorare il compost; una serie di eco-innovazioni tanto attese quanto sperate.

Queste e molte altre iniziative, che in oltre il 50% dei casi sono portate avanti da giovani neolaureati, fanno ben sperare gli ambientalisti che le accolgono a braccia sempre più aperte.

Finalmente anche l’ambiente diventa terreno fertile per fare impresa; fioriscono così anche incubatori e acceleratori, un centinaio circa tra pubblici e privati sparsi per tutto il Paese.

Come afferma il presidente di Italia startup, Marco Bicocchi Pichi: “Le startup che innovano sono una vera e propria industria. Occorre che idee e innovatori incontrino la domanda di imprese e consumatori. Nel campo delle nuove idee è naturale che alcuni progetti siano destinati a fallire, ma anche in questo caso dobbiamo vedere il lato positivo, ossia la presenza di imprenditori e lavoratori con speciale esperienza. Figure da valorizzare per tutte quelle aziende più tradizionali che vogliano innovarsi”.

La direzione è quella giusta, quindi, e a prova del grande impegno e del fermento troviamo la diffusione degli spazi di coworking, ovvero luoghi in cui le piccole imprese, gli startupper e i professionisti si ritrovano per far nascere nuove collaborazioni e trovare “alleati” con cui condividere le varie tecnologie e iniziare progetti comuni.

L’Italia è stata premiata anche dalla Commissione europea che, nell’indagine “Investimenti in ricerca e sviluppo” del 2015, la colloca tra i Paesi le cui imprese hanno notevolmente aumentato la percentuale di fiducia in tecnologia e innovazione.

Sembra che il nostro Paese sia pronto per una sorta di terza rivoluzione industriale e il terreno nel quale tutto sta fermentando si trova nei 34 parchi scientifici e tecnologici esistenti ad oggi in Italia, di cui 31pubblici e soltanto 3 privati.

I parchi scientifici e tecnologici sono un importante veicolo per la diffusione di un modello di crescita basato sull’open innovation, un modello capace di coinvolgere anche le imprese più piccole; vediamone alcuni esempi.

La bicicletta condivisa

Partendo dall’idea che tutti i paesi, anche i più piccoli, debbano poter godere del servizio di bike sharing, la startup Geteasybike da il via al progetto omonimo; si tratta di un sistema di bike sharing che non prevede stazioni di scambio, è accessibile con un click e adatto ai comuni più piccoli, nonché ad aziende, università e distretti turistici desiderosi di implementare soluzioni di mobilità sostenibile.

L’idea ha vinto il bando regionale “Giovani idee per una Puglia migliore” e ha trovato casa nel parco scientifico Tecnopolis di Bari che ad oggi lavora, oltre che per progetti ambientali, anche alla ricerca di soluzioni innovativa per la pubblica amministrazione, l’informatica, le telecomunicazioni e la microelettronica.

Dal 2012 Tecnopolis ha ospitato quasi 50 organizzazioni e ha accolto diverse nuove realtà imprenditoriali, arrivando ad un fatturato di circa 1.400.000 euro nel 2014.

L’applicazione che trova il parcheggio

Si chiama “Clevergy parking by Clevergy” ed è una App pensata per ridurre i consumi di carburante in fase di ricerca del parcheggio.

L’applicazione, nata da un’idea del gruppo Innowatio, gestisce la ricerca del parcheggio da remoto e in tempo reale e potrebbe dare vita ad un era nella quale le ricerca del posto auto non porterà più ad interminabili minuti di ricerca con il conseguente dispendio di carburante.

L’idea nasce nel parco scientifico tecnologico Kilometro rosso in provincia di Bergamo, dove si riuniscono ben 42 aziende in un polo che annovera oltre 1.500 addetti.

Al Kilometro rosso si fa innovazione multidisciplinare, come spiega Mirano Sancin direttore per lo sviluppo scientifico e l’innovazione, nel parco scientifico si incontrano settori di diversa provenienza legati da una mission comune.

Nel 2014, anche grazie ai bando pubblici, il bilancio del Kilometro rosso ha superato i 150 milioni di Euro.

Il pullman a idrometano

Sono i primi in Europa e si possono trovare a Ravenna; stiamo parlando di pullman davvero speciali: i Mhybus, mezzi di trasporto pubblico a idrometano in grado di garantire un ridottissimo impatto ambientale.

La miscela, composta per il 15% di idrogeno e l’85% di metano, permette una grande riduzione delle emissioni.

L’idea è nata nel parco scientifico tecnologico Aster e il progetto è stato coordinato dalla Regione Emilia Romagna insieme a Start Romagna, Enea e Sol spa.  Ad oggi l’autobus prototipo è utilizzato regolarmente e ha percorso oltre 60.000 km.

Racconta il responsabile di Aster per il progetto: “Abbiamo cercato una tecnologia che potesse essere alla portata dell’azienda di trasporto ma che al tempo stesso potesse dare un significativo beneficio ambientale. Una flotta di 10 autobus a idrometano consentirebbe a Ravenna una riduzione delle emissioni di quasi 60 tonnellate di CO2 all’anno”.

Ad Aster collaborano vari professionisti che si occupano, oltre che di soluzioni ecologiche, di alta tecnologia meccanica, edilizia, salute, tecnologia dell’informazione e della comunicazione.

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