L’ecologia vince: buco dell’ozono in netto miglioramento

L’ecologia vince: buco dell’ozono in netto miglioramento

Da sempre sentiamo parlare del buco dell’ozono e delle grandi responsabilità che in questo contesto hanno le azioni umane, per la precisione lo stile di vita della nostra moderna società; ma sappiamo davvero di cosa si tratta?

Lo strato di ozono che si estende tra i venti e i quaranta chilometri di altitudine rispetto alla superficie della Terra non è altro che uno schermo protettivo di fondamentale importanza per l’intercettazione delle radiazioni altrimenti letali per la vita sul Pianeta.

La riduzione dello strato di ozono si verifica principalmente per distruzione catalitica, innescata da composti alogenati, causati dall’azione umana, che riescono per un meccanismo a catena a raggiungere la stratosfera.

Inoltre, sempre a causa dell’azione umana, quello che in alta quota è di fatto un gas indispensabile per la vita sulla Terra diventa altamente tossico perché si forma, essendo un contaminante gassoso facente parte dell’inquinamento atmosferico, anche a bassa quota.

L’ozono si forma generalmente in seguito alle combustioni e possiede caratteristiche sterilizzanti nei confronti di ogni forma di vita.

I dati dimostrano che negli anni la diminuzione dello strato di ozono è arrivata sino al 71% nell’Antartide e al 40% nell’Artide; l’assottigliamento dell’ozonosfera è stato rilevato a partire dagli anni 60.

Il risultato della riduzione dello strato di ozono è la perdita della protezione che questo dovrebbe garantire; di fatto lo strato di ozono è in grado di assorbire quasi tutte le radiazioni ultraviolette, al 95% le cosiddette UV-B nonché totalmente le UV-C , ma non i raggi UVA, ovvero i più dannosi per l’epidermide.

Di conseguenza, più lo strato si riduce più aumentano le radiazioni che raggiungono la superficie terrestre; tali radiazioni, che in minime quantità non sono dannose ma utili (ad esempio nella formazione della vitamina D), si trasformano in una gravissima minaccia se presenti in dosi maggiori, con effetti deleteri sulla vita di ogni specie sia animale che vegetale che popola il nostro Pianeta.

La buona notizia è che gli ultimi dati rilevati relativi alla situazione del buco dell’ozono indicano un netto miglioramento rispetto al 2000; come sottolineano gli scienziati che hanno condotto le ultime analisi, le misure cautelative adottate con il Protocollo di Montreal (1987) stanno dando i loro frutti.

Il buco presente in quello che potremmo definire “cuscinetto protettivo” della Terra è diminuito di oltre quattro milioni di chilometri quadrati rispetto ai dati elaborati nell’anno 2000; ha confermare questa nuova ottimistica situazione è uno studio effettuato a settembre dello scorso anno e pubblicato dalla rivista americana Science.

Tale studio evidenzia le reali dimensioni del fenomeno: la fetta di strato di ozono che è stata “recuperata” in soli quindici anni è pari addirittura alla superficie degli Stati Uniti; questo è stato possibile grazie alla diminuzione di circa il 15% rispetto ai primi anni 90 della concentrazione di clorofluorocarburi (Cfc).

La spinta decisiva è arrivata grazie al Protocollo di Montreal che prevedeva proprio l’introduzione di progressivi divieti sull’uso dei gas Cfc, fino a quel momento largamente impiegati in numerosi processi industriali nonché nei sistemi di climatizzazione.

Come affermano gli scienziati autori di questo importante studio: “Possiamo dire che, globalmente, il buco dell’ozono sembra sulla via della guarigione”.

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