Inquinamento dell’aria: città italiane fuorilegge

Inquinamento dell’aria: città italiane fuorilegge

Dalle analisi effettuate emergono dati altamente preoccupanti: ben 48 città italiane mostrano livelli di Pm10 al di sopra dei parametri consentiti dalla Legge; queste le rilevazioni effettuate dalla campagna “Mal’Aria” di Legambiente.

I cittadini di più della metà delle città del nostro Paese (48 delle 90 monitorate dall’associazione ambientalista), respirano aria inquinata, pagando a caro prezzo le conseguenze in termini di benessere e salute.

In conclusione, il 53% delle città ha superato il limite consentito di 35 giorni di superamento dei livelli di Pm10, le polveri sottili che vengono prodotte in primis dalla circolazione stradale.

La città nella quale si registra la situazione più critica è risultata Pordenone con 115 giorni di sforamento dei livelli consentiti; il triste primato è seguito da Pavia (114 giorni), Vicenza (110 giorni), Milano (101 giorni), Torino (99 giorni).

A livello regionale la situazione è altrettanto critica; è il Veneto ad essere primo nella lista nera delle città con aria irrespirabile, con il 92% delle centraline monitorate oltre il limite dei 35 giorni, a seguire la Lombardia con l’84% delle centraline, il Piemonte con l’82%, l’Emilia Romagna e la Campania con il 75% delle stazioni urbane.

Complici le scarsissime piogge degli ultimi mesi, la situazione appare chiaramente pericolosa e questi dati nel loro insieme devono farci riflettere sull’importanza di agire, ove possibile, per limitare l’inquinamento dell’aria.

A far ragionare devono essere anche le cause climatiche, ovvero il fatto che l’andamento delle piogge, che come abbiamo detto ha influito negativamente sulla situazione dell’aria, dipende direttamente dai cambiamenti climatici dovuti all’eccessivo consumo di combustibili fossili; un pericoloso, quanto ormai provato, circolo vizioso ai danni dell’ambiente e dei suoi abitanti.

Insomma, siamo la causa dei nostri mali e nonostante la situazione sia davanti agli occhi di tutti non sembra si stia lavorando quanto basta per portare soluzioni moderne nell’ambito dei trasporti; i finanziamenti statali vanno nella direzione opposta, ovvero a favore dei veicoli che causano il problema.

La prova di questa errata direzione è che nel biennio 2012-2014 il 66% dei finanziamenti è stato destinato a strade ed autostrade, contro un irrisorio 15% a favore delle metropolitane, 12% a favore delle ferrovie e soltanto il 7% per l’alta velocità.

I programmi pro ambiente legati al trasporto fanno acqua da tutte le parti e di alcuni, come ad esempio il programma lanciato nel 2006 “mille treni per i pendolati”, non si sente nemmeno più parlare.

Le città ricorrono a misure palliative, quali la circolazione a targhe alterne, piuttosto che il blocco del traffico, che non ha caso ha aperto il nuovo anno in molti comuni del Paese, senza che venga focalizzata l’attenzione su veri ed efficaci rimedi, ormai assolutamente necessari e doverosi.

Il problema centrale riguarda, infatti, la necessità di un serio intervento strutturale a favore dei mezzi pubblici, nonché dei veicoli ecologici di nuova generazione dei quali si sente sempre più spesso parlare, ma che ancora non sono entrati a far parte attivamente del mercato.

In aggiunta, come se la qualità, in termini di rispetto per l’ambiente, dei veicoli non bastasse, l’Italia continua a detenere il record di automobili pro capite; il cosiddetto “tasso di motorizzazione” è alle stelle, così come i livelli di Pm10: nella capitale sono 62 le auto ogni 100 abitanti, contro le 31 su 100 di Londra e le 25 su 100 di Parigi.

Come afferma Rossella Muroni, presidente di Legambiente, per uscire dalla morsa dell’inquinamento è necessario dare priorità agli interventi sui centri urbani e sulla mobilità sostenibile, nonché abbandonare definitivamente l’uso di combustibili fossili.

È quindi necessario, come sottolinea la Muroni, lavorare coerentemente e coscienziosamente su più fronti; da un lato realizzare nuove linee metropolitane e ampliare la rete dei tram destinando a questi interventi almeno il 50% delle risorse finanziarie esistenti per le infrastrutture, dall’altro lato investire nelle soluzioni hi tech per la mobilità sostenibile.

Infine, Legambiente pone l’attenzione anche sui costi derivanti dai danni alla salute dei cittadini provocati dall’inquinamento dell’aria: tra i 47 e i 142 miliardi all’anno.

You might also like

SLIDEBAR

Stop al consumo di carne: per la salute e non solo

Sembra che i danni, potenziali ed effettivi, che derivano dal consumo di carne non siano strettamente legati alla salute dell’uomo ma anche a quella dell’intero pianeta; da un recente studio, infatti, risulta che se non limiteremo il consumo di carne e derivati animali, quali i latticini, non riusciremo a risolvere il problema delle emissioni di gas serra.

Cucina

Dieci alternative sane e naturali alla farina raffinata (bianca)

Forse non tutti sanno che la farina bianca è uno degli alimenti da evitare nel modo più assoluto se si desidera seguire una dieta veramente nutriente e bilanciata. Ecco quindi dieci alternative sane e salutari per evitare la farina raffinata senza rinunciare alla preparazione di pasta, pane, dolci e tanto altro ancora.

Ambiente

Ecologia e riciclo: il tetrapak diventa biodegradabile

Parlando di ecologia e rifiuti uno degli aspetti certamente più importanti riguarda la raccolta differenziata; anche se oggi è possibile separando i vari materiali farli entrare nel circuito del riciclo, alcuni restano piuttosto difficili da gestire nel modo corretto. I contenitori in tetrapak, ad esempio, per essere riciclati correttamente devono essere trattati in maniera differente da altri: non è sufficiente, infatti, gettarli nel contenitore della plastica, ma è necessario separare le varie parti di cui sono composti; da oggi potrà essere molto più semplice, e soprattutto più ecologico, grazie al tetrapak del futuro. Vediamo di cosa si tratta.

0 Comments

No Comments Yet!

You can be first to comment this post!

Leave a Reply