Inquinamento atmosferico e falsi miti: 5 verità sull’aria che respiriamo

Inquinamento atmosferico e falsi miti: 5 verità sull’aria che respiriamo

Tutti noi veniamo a conoscenza di moltissime notizie ogni giorno, è sufficiente aprire internet, o semplicemente facebook, e non serve più nemmeno acquistare il quotidiano; ma quando si tratta di comprendere realmente informazioni relative a tematiche scientifiche la situazione si complica parecchio.

Sappiamo che l’aria che respiriamo è inquinata, e conosciamo almeno le cause principali di tale inquinamento, ma sono molti gli aspetti scientifici, sociali e storici che influiscono sul reale andamento del fenomeno.

Insomma, a proposito di inquinamento dell’aria è necessario tenere presenti almeno 5 aspetti; vediamo quali.

1.L’aria è meno inquinata oggi che alcuni decenni fa; ebbene si, oggi con l’avvento delle caldaie a condensazione, l’avanzamento delle tecnologie per la produzione industriale e la nascita delle vetture a ridotto impatto ambientale, l’inquinamento nell’aria è in deciso calo.

2.Negli ultimi anni si è assistito al passaggio dalle stufe a metano o Gpl a quelle a pellet; questo, che agli occhi di molti potrebbe sembrare positivo per l’ambiente, è in realtà un passo verso un maggiore inquinamento dell’aria; le palline di legna, infatti, sono un ottimo combustibile e molto meno costoso, e anche a minore emissione di CO2, ma quello che pochi sanno è che i pellet sono ad altissimo impatto di emissioni di Pm10.

Per chiarire le idee sui reali effetti della combustione dei pellet, diciamo soltanto che una singola stufa a pellet, nella peggiore delle ipotesi, ovvero se di qualità mediocre e con scarsa manutenzione e se alimentata con combustibili non selezionati, emette polveri fini in quantità pari a quelle emesse da oltre cento caldaie a metano ad alta efficienza.

3.La principale causa dell’inquinamento dell’aria è rappresentata da agricoltura e allevamento; proprio ciò che dovrebbe essere naturale è invece la principale causa delle pericolosissime emissioni di Pm10. Gli allevamenti intensivi, il letame ivi prodotto e i concimi chimici rappresentano, infatti, una parte importante dell’inquinamento dell’aria.

4.Anche se si tende sempre a pensare che l’aria delle città sia più sporca di quella delle province i dati spiegano altro: tra le maggiori città del nord Italia soltanto il 35% delle polveri sottili viene liberato dalle grandi città, oltre il 60% vi arriva dall’hinterland e dalle campagne circostanti.

5.Blocchi del traffico, targhe alterne, limitazioni orarie, tutte queste manovre sono completamente inutili ai fini di abbassare i livelli di Pm10 dell’aria; l’unica reale soluzione è rappresentata dalle piogge e dai venti.

Nella pianura padana, ad esempio, caratterizzata da assenza di venti e scarse precipitazioni invernali, l’aria, nelle belle giornate, sarebbe molto inquinata anche se si spegnessero tutte le fabbriche, le caldaie, i camini e le automobili.

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