Il futuro della mobilità: nel 2050 un vicolo su cinque sarà alimentato a idrogeno

Il futuro della mobilità: nel 2050 un vicolo su cinque sarà alimentato a idrogeno

Buone notizie per la mobilità ferroviaria, navale, su strada e per l’ambiente stesso. Sta per essere varato un nuovo piano strategico che si pone come obiettivo un risultato davvero ambizioso: mettere in circolazione veicoli alimentati a idrogeno entro il 2025, con una stima che si estende ulteriormente per i venticinque anni successivi e che prevede che nel 2050 un’auto su cinque sarà alimentata a idrogeno.

L’idrogeno, quindi, è destinato a fare grandi cose e a diventare una vera e propria alternativa ai combustibili classici che oggi fanno funzionare i nostri veicoli. Ma come avverrà questo cambiamento? Per il momento un piano strategico nazionale è in fase di approvazione presso il Consiglio dei Ministri con uno studio che prevede, entro il 2025, di dotare tutto il territorio nazionale di 27 mila veicoli da alimentare con celle a combustibile. L’obiettivo, però, si fa ancora più ambizioso e prevede di superare la soglia degli 8,5 milioni di veicoli entro il 2050.

 

Troppo ottimismo? Semplice utopia? Non sono mancate ovviamente le critiche di numerosi detrattori che giudicano il piano semplicemente non attuabile per diversi motivi, ma quello che conta è che sia già in agenda del Governo la presentazione del progetto alla Commissione Europea, che da parte sua prevede delle direttive ben specifiche sullo sviluppo dei combustibili alternativi.

Perché proprio l’idrogeno?

Il progetto prende in considerazione l’idrogeno per i trasporti stradali ma anche per quelli ferroviari e navali e ambisce a utilizzare come carburante l’idrogeno in una logica di consumo del gas naturale, mediante una procedura che prevede di far reagire insieme il metano e il vapore acqueo a una temperatura compresa tra i 700 e i 1.100 gradi per produrre un composto di idrogeno e monossido di carbonio. In alternativa si punterebbe anche sull’elettrolisi dell’acqua, attingendo sempre da energia prodotta da fonti rinnovabili.

Il tutto, però, deve dimostrarsi essere sostenibile dal punto di vista economico ed è qui che entrano in gioco le stazioni di rifornimento. Vetture e autobus, quindi, dovranno poter contare su stazioni in grado di fornire il carico di energia necessaria, in modo tale da trasformare l’utilizzo dell’idrogeno da tecnologia elitaria a una soluzione in grado di soddisfare le masse e non più solo una stretta cerchia di persone e a prezzi decisamente elevati.

Un modo per combattere il surriscaldamento terrestre

Se è vero che in molti criticano, o giudicano fin troppo ambizioso, questo piano di mobilità, è bene anche ricordare che il progetto si inserisce a pieno nelle scadenze che l’Agenzia Internazionale per l’Energia ha posto come limite massimo per cercare di contenere il riscaldamento globale che, purtroppo, continua la sua incessante corsa di distruzione a discapito del pianeta. L’obiettivo è quello di abbassare la temperatura globale di almeno 2 gradi entro i prossimi trent’anni e, tra le linee guida, c’è propria quella che punta su altre fonti di combustibile per alimentare i veicoli.

La partita, però, si potrà vincere solo e soltanto con una stretta collaborazione tra dimensione pubblica e dimensione privata, con tanti incentivi, diversi sgravi fiscali e numerose competenze in diversi settori che devono essere messi a servizio della collettività per il bene del pianeta.

Nel frattempo, e in attesa dell’approvazione del Piano Nazionale, l’Italia può vantare un organismo preposto che si occupa molto seriamente della questione della mobilità alternativa e dell’impiego dell’idrogeno come combustibile e che ha ottenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico il mandato per elaborare il piano nazionale da presentare alla Commissione Europea previsto per novembre. Mobilità Idrogeno Italia è una realtà giovane, nata lo scorso anno, proprio con l’obiettivo di studiare e affrontare in modo approfondito gli aspetti tecnici, finanziari e giuridici della mobilità che si base sulle celle a combustibile.

I presupposti, dunque, ci sono tutti e a noi non resta che attendere i nuovi sviluppi e seguire attentamente questa proposta che si prefigge un obiettivo ambizioso e molto importante: fare qualcosa per salvare il pianeta!

 

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