Come capire se l’acqua è “buona”

Come capire se l’acqua è “buona”

Molti di noi hanno da sempre l’abitudine di bere l’acqua del rubinetto, altri invece, magari sempre per abitudine o perché convinti che sia la scelta migliore, consumano esclusivamente l’acqua in bottiglia.

Per capire se è meglio bere l’acqua del rubinetto o quella in bottiglia è necessario sapere quali sono i diversi criteri che le due tipologie di acqua devono soddisfare per essere considerate salutari.

Per prima cosa occorre precisare che in Italia l’acqua che esce dal rubinetto è monitorata puntualmente e in maniera rigorosa dall’Asl e dalle aziende che gestiscono la distribuzione della risorsa e le reti idriche.

A disciplinare, invece, le regole che l’acqua potabile deve rispettare per essere a norma è, ovviamente, la Legge, la quale si occupa principalmente di monitorare i limiti specifici di ogni sostanza in essa contenuta.

Allo stesso modo viene controllata anche l’acqua in bottiglia; ma come sostiene l’Istituto superiore di sanità nel suo documento “L’acqua del rubinetto è buona, ma non ci fidiamo” tra le due tipologie ci sono delle differenze nette.

Come spiegano Maurizio Casiraghi e Massimo Labra, autori del documento:“Un elemento cruciale per le acque minerali naturali è che esse non devono subire alcun trattamento di potabilizzazione”; ovvero l’acqua deve essere imbottigliata così com’è, senza alcuna modifica dei suoi composti.

La ragione del fatto che le regole cui devono sottostare l’acqua di rubinetto e quella in bottiglia sono diverse si piega semplicemente con il fatto che alcune acque minerali sono curative, e di conseguenza devono rispettare parametri differenti.

Alterando le acque minerali si potrebbero compromettere le sue peculiari caratteristiche, e quindi si è deciso di metterle in commercio senza trattamenti. Ed è per gli stessi motivi che anche la concentrazione delle varie sostanze può variare tra le acque in bottiglia e quelle di rubinetto.

Per quanto riguarda le acque minerali, la Legge non prevede valori limite per composti come zinco, alluminio, vanadio, ammonio, solfati, cloruro e sodio.

Ad essere differenti non sono soltanto le regole ma i controlli stessi; la prima grande differenza sta nel fatto che le acque di rubinetto vengono monitorate costantemente, mentre quelle in bottiglia vengono testate una volta all’anno.

Di conseguenza possiamo asserire che le acque distribuite dagli acquedotti sono effettivamente più controllate rispetto alle acque minerali.

Ma come capire se l’acqua che si beve è “buona?

I parametri ai quali bisogna fare attenzione per comprendere la qualità dell’acqua che beviamo, sia che si tratti di quella di rubinetto che di quella minerale, sono numerosi.

Il residuo fisso

Il residuo fisso è il quantitativo di sali che si trovano nell’acqua; anche se la loro presenza è necessaria per l’organismo, una quantità eccessiva può risultare dannosa.

Il pH

Il pH indica il grado di acidità dell’acqua.

Se questo valore è eccessivo può succedere che l’acqua, a contatto con le tubature, trascini con sé elementi, quali ferro o manganese, che conferirebbero un sapore sgradevole all’acqua, piuttosto che elementi tossici, come ad esempio il piombo, che risultano altamente dannosi per la salute.

La durezza

La durezza dell’acqua è il suo contenuto di magnesio e calcio; nel caso tale valore risulti particolarmente elevato potrebbe accadere che le acque alterino il sapore del cibo, ma anche che producano incrostazioni nelle tubature, piuttosto che negli elettrodomestici quali lavatrici e lavastoviglie, e ancora nelle caldaie.

Altri elementi da tenere sempre monitorati sono il sodio, che se presente in quantità troppo elevate è sconsigliato a coloro che soffrono di disturbi cardiaci, il calcio che, al contrario, se presente in alte concentrazioni è molto utile in gravidanza e per i malati di osteoporosi e il bicarbonato che aiuta l’organismo stimolando la digestione.

Per quanto riguarda il fluoro, è importante che non superi determinati livelli poiché c’è il rischio che causi problemi di calcificazione delle ossa; i nitrati, poi, possono indicare la presenza nell’acqua di fertilizzanti utilizzati in agricoltura.

Esistono, infine, alcuni elementi che anche se risultano essenziali per il benessere dell’organismo umano, se assunti in quantità troppo alte diventano tossici, ad esempio il selenio, il rame e il cromo.

Inoltre, vanno prese in seria considerazione anche altre sostanze: i metalli pesanti, che non solo non forniscono nessun apporto in termini nutritivi, ma  risultano pericolosi per la salute; in questa categoria rientrano: l’arsenico, il piombo, il cadmio e il nichel.

Tutte queste sostanze se si trovano nell’acqua è unicamente a causa dell’industrializzazione; si tratta di veri e propri veleni le cui concentrazioni non devono assolutamente superare i limiti legali, che sono nell’ordine dei microgrammi.

 

Ai fini di monitorare al meglio le acque potabili il Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della provincia di Milano, propone di avviare una serie di controlli specifici, da eseguirsi zona per zona, per ricercare l’eventuale presenza di elementi contaminanti.

In quest’ottica, l’azienda milanese è stata la prima nel nostro Paese ad adottare il Water Safety Plan europeo, un programma che consente di decidere i parametri da monitorare in base ai diversi problemi presenti sul territorio; così facendo diventa possibile avviare un monitoraggio ad hoc per ogni area di provenienza delle acque.

Come dichiara il presidente del gruppo Cap, Alessandro Russo: “Il passaggio al WSP significa per noi un investimento importante in innovazione tecnologica, in ricerca e sviluppo della conoscenza. Il tutto per garantire un’acqua ancora più di qualità, sulla quale i controlli non sono solo puntuali e continui, come avviene già adesso, ma anche ritagliati sulle caratteristiche della nostra falda e del nostro territorio, anche grazie al dialogo con i comuni e con i cittadini”.

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