Banane e biodiversità: ecco la verità sulla produzione globale

Banane e biodiversità: ecco la verità sulla produzione globale

 

Ognuno di noi è abituato a consumare la frutta e la verdura proveniente dal mercato globale; a parte coloro che possiedono una produzione personale attraverso la coltivazione diretta, infatti, si è costretti ad acquistare le varietà selezionate dal marcato senza sapere bene da dove vengano e quali siano le caratteristiche del loro ciclo produttivo.

Questo accade soprattutto perché alla base della cosiddetta agricoltura “industrializzata” si trova la “necessità” di produrre costantemente grandi quantità di ogni specifico prodotto e a prezzi modesti.

Questa è la ragione del fatto che, per quanto riguarda ad esempio la banana, noi tutti siamo abituati a consumarne un’unica varietà, nonostante il fatto che ne esistano diverse.

Esistono, infatti, banane lunghe e gialle, come quelle che siamo soliti vedere sui banchi della frutta sia dal fruttivendolo che nei supermercati, piuttosto che banane più corte e tozze, banane rosse, verdi, arancioni e blu; tutte queste varietà presenti in natura stanno pian piano scomparendo per lasciare posto ad un’unica varietà: quella comune, che è stata scelta dal mercato globale per la produzione mondiale.

Ma cosa comporta questo atteggiamento estremamente regolato e selettivo?

La risposta, che in  realtà cela spiegazioni scientifiche, è semplice: il rischio maggiore è la perdita delle biodiversità, nonché l’indebolimento della varietà commercializzata.

Questo accade in primis perché i vigenti sistemi di coltivazione uniforme diventano, con il passare del tempo, sempre più vulnerabili e incapaci di adattarsi agli eventi naturali quali i cambiamenti climatici piuttosto che gli attacchi di parassiti e malattie fungine.

Visti i fatti, la situazione rischia di precipitare e gli esperti della Fao ne hanno una prima e assolutamente spaventosa prova; è stata, infatti, riscontrata la presenza e la diffusione di un fungo che sembra in grado di compromettere oltre l’85% della produzione globale delle banane.

In un articolo apparso di recente su La Repubblica viene affrontato il delicato argomento della catena produttiva della banane; tale coltivazione, concentrata prevalentemente in Ecuador, si basa sull’uso massiccio di fertilizzanti chimici, pesticidi e fungicidi.

Le banane, che vengono raccolte quando non hanno ancora raggiunto la giusta maturazione, vengono trasportate attraverso le “bananiere”, enormi navi frigorifero, in tutto il mondo; una volta raggiunti i porti di destinazione i caschi di banane vengono stoccati in celle di maturazione dalle quali escono gialle per via dell’uso di etilene.

Si tratta di una maturazione assolutamente innaturale; stiamo parlando di programmare la maturazione dei frutti e la loro distribuzione eliminando completamente il ruolo di Madre Natura.

Questa agricoltura forzata rischia di compromettere seriamente non solo la produzione delle banane, ma col tempo di moltissimi altri prodotti naturali che, considerando i fatti, si stanno trasformando il prodotti artificiali.

Il caso delle banane è, quindi, soltanto la punta dell’iceberg in un mondo regolato da un mercato globale che sta letteralmente trasformando l’agricoltura in un’industria, bypassando completamente il delicato e prezioso equilibrio naturale e dimenticandosi del valore fondamentale delle biodiversità.

Per fare chiarezza su ciò che sta accadendo basta considerare il fatto che dagli anni ’50 ad oggi è scomparso addirittura il 75% delle varietà vegetali che si sono sviluppate nei precedenti 10mila anni; una vera catastrofe sia per il Pianeta e per l’esistenza dell’uomo.

La situazione richiede un immediato intervento da parte di chi tira i fili del mercato globale; è assolutamente necessario tutelare la biodiversità, produrre quantità minori e coltivare in piccola scala.

Inoltre, per far fronte alle esigenze ambientali in maniera intelligente e cosciente, è indispensabile dare il giusto valore a ciò che si produce evitando gli sprechi, ma anche consumando principalmente prodotti locali e sostenendo contadini, pastori e pescatori che sono gli unici che ancora operano nel rispetto della natura e dell’ecosistema.

 Mangiare frutta e verdura locale e di stagione, e coltivata nel rispetto dell’ambiente è il primo e più importante passo da compiere ai fini di garantire un’alimentazione sana all’uomo e uno sviluppo sostenibile al pianeta.

A proposito delle banane, ognuno di noi può fare qualcosa per incentivare un diverso sistema di produzione; ad esempio riducendo il consumo di questo frutto a favore di altri prodotti locali e diffondendo la notizia riguardante la delicata situazione in atto.

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