Abiti e accessori sotto accusa: sono inquinati e nocivi per la salute!

Abiti e accessori sotto accusa: sono inquinati e nocivi per la salute!

Ftalati, metalli pesanti e formaldeide, nonché solventi e coloranti tossici; si tratta delle sostanze nocive che sempre più spesso vengono utilizzate dalle industrie tessili, tra cui anche prestigiosi marchi presenti nel mercato internazionale, per rendere più belli, piuttosto che comodi o impermeabili, i vestiti e gli accessori che tutti noi acquistiamo più o meno inconsapevoli del potenziale rischio che il loro uso comporta sul nostro stato di salute.

Per fare chiarezza sui danni che queste sostanze possono causare basta pensare che, come afferma un recente studio condotto dalla Ue, circa l’8% delle patologie dermatologiche sarebbe causato proprio da ciò che indossiamo; tale dato piazza l’abbigliamento al primo posto nella classifica del Sistema europeo di allerta per prodotti non alimentari, per la presenza di elementi chimici pericolosi.

Se fino a pochi anni fa si pensava che ciò che maggiormente danneggia la salute sia l’aria che respiriamo, e se da qualche tempo anche mangiare sta diventando una sorta di atto di coraggio, oggi sappiamo che anche ciò che indossiamo mina la nostra salute; le funzioni primarie dell’essere umano (respirare, mangiare, vestirsi) sono diventate un pericolo costante.

Secondo una serie di dati elaborati da Altroconsumo, dopo la produzione di energia (per la quale si utilizzano fonti fossili e sostanze chimiche) è l’industria tessile la seconda industria più inquinante al mondo.

Ben 40 prodotti, tra cui giubbotti e scarpe, ma anche zaini, tende e sacchi a pelo, sono stati acquistati in 19 Paesi e testati da Greenpeace, che nel 90% degli articoli ha trovando tracce di Pfc, ovvero sostanze chimiche pericolose utilizzate per l’impermeabilizzare.

Queste sostanze, oltre a nuocere alla nostra salute, si degradano con estrema difficoltà, rimanendo nell’ambiente per centinaia di anni; tra le svariate aziende finite sotto accusa si trovano anche prestigiosi marchi, tra cui Salewa, The North Face e Mammut.

Oltre ai vari test in cui si impegna da anni, Greenpeace promuove lo standard “Detox” per la produzione di tessuti e filati privi di sostanze tossiche; a tale campagna hanno aderito anche 5 aziende tessili del nostro Paese, che si aggiungono ad altre 34 ditte internazionali e 20 aziende del distretto di Prato.

Come afferma l’associazione ambientalista :”Al momento i marchi che hanno sottoscritto la nostra campagna rappresentano il 15 per cento della produzione tessile mondiale in termini di fatturato. Tra loro ci sono ad esempio i gruppi Miroglio e Inditex, insieme a grandi brand internazionali come Valentino, Adidas, H&M e Burberry“.

Il problema delle sicurezza di capi d’abbigliamento e accessori è un problema denunciato da tempo sia dalle associazioni ambientaliste che dai consumatori, che però non trova un’adeguata risposta se non dopo le segnalazioni dei singoli cittadini che hanno già subito un danno sulla propria pelle.

Purtroppo nemmeno il marchio “made in Italy” ci pone al riparo da eventuali sostanze nocive presenti nei prodotti, poiché alcuni di questi vengono confezionati in Italia ma realizzati con tessuti importanti da Paesi extraeuropei.

Inoltre, come spiega il direttore dell’associazione Tessile e Salute, Mauro Rossetti: “I controlli sono sicuramente molto limitati rispetto alla mole di articoli circolanti, ma sono anche gli unici che vengono fatti in Italia. Da noi il riferimento normativo generico è il Codice del Consumo, che vieta di immettere in commercio un articolo se pericoloso. Ma non fornisce indicazioni né alle aziende né a chi deve fare i le verifiche“.

In mancanza di regole precise, le aziende tessili più coscienziose si organizzano da sole, sottoscrivendo lo standard di Greenpeace; altri, come ad esempio la grande distribuzione Coop, pretendono che i loro articoli siano sottoposti a certificazione volontaria: l’Oeko-Tex, che ha la funzione di controllare la presenza nei tessuti di sostanze chimiche nocive e di fornire ai consumatori la garanzia di acquistare capi realizzati con criteri ecologici.

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