La più frequente causa di morte negli animali? L’uomo.

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Dopo le piante e il mondo vegetale in generale, il più ampio bacino di utenza per l’alimentazione umana, fin dall’inizio dell’umanità, sono stati gli animali, e sono tutt’ora fonte quotidiana di latte, uova, hamburger e prosciutti, bistecche, filetti di pesce e tutto quello che compare quotidianamente sulla nostra tavola, dato che quasi tutta la carne animale può essere consumata dall’uomo.

 

Naturalmente gli animali non vengono sistematicamente uccisi dall’uomo solo per la carne, ma anche per le pellicce, le piume, le teste, le corna, le zanne, la pelle e altre parti del corpo che usiamo per realizzare borse, scarpe e accessori o, ancora peggio, per creare oggetti decorativi per la casa di dubbio gusto. Ancora, alcuni animali vengono cacciati per sola e pura passione sportiva dalla controversa e discussa categoria dei cacciatori.

 

Per queste ragioni e per tante altre ancora è chiaro quanto gli animali siano essenziali per la nostra vita, in quanto li utilizziamo per ricavare alimenti e oggetti: questo è il motivo per cui, con il tempo, alcune specie sono diventate sempre più esigue, fino ad arrivare all’estinzione.

 

Forse farete fatica a crederlo, ma l’estinzione animale c’è stata ed è ancora in corso: ad oggi, sono 13 i casi di specie estinte: ecco un elenco, che riposta anche l’anno in cui sono stati avvistati l’ultima volta, uccisi o dichiarati estinti.

 

1768 – Leone marino di Steller: erano grandi animali che vivevano nelle acque artiche del pacifico del Nord e sono state cacciate intensamente dalle popolazioni dell’Alaska per via della loro dimensione e del loro grasso corporale. Date le loro dimensioni enormi (potevano misurare 10 metri di lunghezza e pesare quasi 10 tonnellate) nuotavano molto lentamente, e diventavano così facili prede.

 

1844 – Alca impenne: erano uccelli acquatici che non potevano volare e che sono stati sistematicamente cacciati per le loro pelli e per le uova. Con il decrescere del loro numero, il loro valore divenne sempre più alto, tanto che le loro pelli erano raccolte e conservate in musei.

 

1860 – Visone marino: erano mammiferi che vivevano nelle isole Falkland, famosi presso la popolazione locale per via del loro pelo, tanto che sono stati cacciati fino all’ultimo esemplare, così rapidamente che non ne è rimasto niente da tramandare ai posteri.

 

1870 – Orso dell’atlante: è la quarta specie animale che è scomparsa per sempre per mano dell’uomo, era originaria dell’Africa e tutti i suoi esemplari sono stati cacciati per via del loro pelo tendente al ramato, molto apprezzato e utilizzato.

 

1876 – Lupo Antartico, o Warrah, delle isole Falkland: detiene il triste primato di essere la prima specie canide ad essersi estinta. Gli esemplari di questa razza sono stati tutti cacciati e uccisi senza pietà in quanto i pastori avevano paura che potessero attaccare i loro greggi.

 

1883 – Quagga: era una via di mezzo tra una zebra e un cavallo, e tutti gli esemplari viventi sono stati catturati e uccisi dall’uomo in quanto si voleva impossessare della loro pelle, unica e inimitabile. Questa specie è stata recentemente ricreata grazie a un complesso sistema di incroci selettivi.

 

1896 – Piccione migratore: erano una specie particolarmente abbondante in nord America, in un’epoca in cui la carne di piccione veniva venduta a poco prezzo ed era quindi il nutrimento principale dei poveri e degli schiavi: questo a portato a battute di caccia incontrollate che ne hanno causato l’estinzione.

 

1923 – Alcefalo bubalo: è stata la prima vittima dell’estinzione nel Ventesimo secolo e si tratta di una specie una volta particolarmente abbondante nel nord Africa e in Medio Oriente; prima erano utilizzati come offerte e sacrifici per gli dei dagli antichi Egizi, e sono stati menzionati anche nel Vecchio Testamento. Sono stati uccisi tutti dai cacciatori per la loro carne, o utilizzati per cruente attività sportive.

 

1930 – Lupo della Tasmania: erano marsupiali dalla forma simile ai cani una volta molto abbondanti in Australia e in Tasmania. Come il lupo antartico, sono stati cacciati tutti in quanto i contadini avevano paura che avrebbero attaccato le loro pecore.

 

1939 – Parrochetto della Carolina: era una specie molto diffusa in nord America fino agli inizi del Novecento, poi sono stati cacciati praticamente tutti per via del loro manto colorato e attraente, che veniva utilizzato per creare le decorazioni dei cappelli delle signore dell’epoca. L’ultimo parrocchetto ella Carolina è stato ucciso nel 1904, ma la sua estinzione è stata ufficialmente dichiarata solo 35 anni dopo.

 

1939 – Wallaby Toolache: era un animale appartenente alla famiglia dei canguri, famosi per i loro salti particolarmente aggraziati e considerati una volta la specie di canguro più elegante. I cacciatori hanno usato i levrieri per catturare fino all’ultimo esemplare, uccidendoli per il pelo o utilizzandoli per finalità sportive.

 

1990 – Leopardo di Zanzibar: erano felini che vivevano esclusivamente in Tanzania, per la precisione a Zanzibar, e la loro fine è abbastanza tragica e crudele, in quanto la popolazione credeva che fossero animali inviati dalle streghe per arrecare danno all’uomo, quindi è stata lanciata una terribile campagna di sterminio nei loro confronti.

 

2008 – Foca monaca dei Caraibi: scoperti da Cristoforo Colombo durante il suo viaggio del 1494 e chiamati lupi di mare, ad oggi sono gli ultimi animali che si sono tristemente estinti per colpa dell’uomo; lo stesso Colombo, quando ne ha visti uccidere otto in rapida successione per la loro carne, ha subito predetto che si sarebbero estinti a breve. Molto diffusi nel mar dei Caraibi e nel golfo del Messico, l’ultimo esemplare è stato avvistato nel 1952 ma ne è stata dichiarata l’estinzione solo 56 anni dopo.

 

Data la triste e terribile escalation di estinzioni per mano umana, e considerato l’aumentare incontrollato della popolazione, ci chiediamo: quante altre specie, nei prossimi anni, vedranno la loro fine per via della nostra ingordigia e della nostra crudeltà? Meditiamo, gente… meditiamo!

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